DOLENTIUM - XVIII Conferenza Internazionale - Prima Sessione: La situazione attuale della depressione nel mondo contemporaneo
 

La situazione attuale della depressione
nel mondo contemporaneo

5. La crisi del suicidio

Introduzione

Il suicidio è una crisi per la persona, per la famiglia e per la comunità. È un tipo singolare di morte. Ogni crisi può portare al suicidio. Se mai una condizione ha richiesto un’analisi integrata, che tenga conto di fattori sociali, teologici, biologici, clinici e soggettivi, questo è il caso specifico. Il suicidio ed il comportamento suicida sono il risultato estremo di un’interazione molto complessa. È piuttosto raro che il suicidio si basi su una decisione semplice e logica. Esso è il culmine di un lungo processo in cui le persone, in vari modi, cercano di ridurre la loro profonda sofferenza emotiva.

Durante l’ultimo mese della loro esistenza terrena, molte persone che commettono suicidio hanno avuto un incontro con un medico generico, o con qualcun altro che possa aiutarli, compresa la Chiesa.

Dato che la crisi del suicidio è così complessa, ci sono molti modi che consentono di intervenire e di prevenire che ciò avvenga. Un altro aspetto molto importante – quando il disastro ha avuto luogo – è quello di prendersi cura dei parenti del defunto, in modo particolare dei bambini che sono rimasti orfani. Se è vero che i progressi nella tecnologia medica hanno portato a controversie più complesse (di tipo medico, legale, morale ed etico) riguardo la vita e la morte, è altresì vero che si ha notizia della depressione e del suicidio sin da quando ci sono documenti scritti.

Noi tendiamo ad interpretare le cose sulla base delle nostre esperienze personali, e delle nostre percezioni. Dobbiamo però, seppur con il rispetto dovuto alla privacy delle persone, trattare l’argomento nel modo più aperto possibile con i membri della comunità, anche quando affrontiamo temi quali la depressione e il suicidio. Questa presentazione si basa sul mio lavoro quotidiano di medico svedese che lavora in una città universitaria del nord Europa, dove il suicidio viene trattato come un’emergenza medica e psichiatrica. Ma è indiscutibile che il suicidio sia il maggior problema sanitario del mondo, con molti aspetti diversi ad esso correlati.

Definizioni

Inizialmente abbiamo esaminato le statistiche che descrivono la depressione comune. Si era sperato che la crisi fosse in declino, e in realtà non è diminuita, malgrado siano disponibili una maggiore conoscenza ed opinioni sul trattamento. Abbiamo anche constatato, però, che circa un milione di persone muoiono annualmente a causa del suicidio. Negli ultimi 45 anni, infatti, la percentuale del suicidio è aumentata del 60% nel mondo. Ogni 40 secondi nel mondo ne viene commesso uno. Negli Stati Uniti, ogni due ore un giovane si toglie la vita. Il suicidio uccide più adolescenti rispetto ad ogni altra malattia o causa naturale. Esso è tra le tre cause principali di morte nelle persone tra i 15 e i 44 anni. Inoltre, ci sono molti più tentativi di suicidio e atti suicidi che non suicidi riusciti. È importante tenere presente che i tentativi di suicidio sono circa 10-20 volte più numerosi dei suicidi riusciti.

Inoltre, le statistiche sono difficili da confrontare, e potrebbero essere inesatte a causa della particolarità dell’argomento. In alcuni Paesi, il suicidio è un tabù assoluto. Un gran numero di rapporti si riferiscono a errate classificazioni di cause di morte, incidenti dovuti a cause sconosciute, e ai cosiddetti suicidi cronici o occulti (come abuso di sostanze, scarso rispetto per regimi medici, ecc.). È altresì un paradosso che, mentre le depressioni sono entità mediche ben definite, e mentre le diagnosi ufficiali sono più semplici da valutare da un punto di vista statistico, i suicidi non sono considerati come entità mediche separate, e perciò è molto più difficile confrontare le relative statistiche. Malgrado ciò, non bisogna credere che le statistiche ufficiali, di norma, siano raffigurazioni errate. Tuttavia, è necessaria una certa cautela nell’interpretazione delle percentuali nei Paesi con scarsa popolazione, in quanto poco di più o poco di meno significherebbe molto in termini di percentuale.

La progressione del comportamento suicida

A questo riguardo possono aiutarci alcune definizioni tecniche:

– pensieri suicidi: pensare ad uccidersi;

– gesti suicidi: diretti verso di sé, comportamenti potenzialmente dannosi che non hanno come esito una ferita fisica;

– tentativo di suicidio: danno auto-inflitto in cui il tentativo di una persona è quello di uccidersi, ma senza che ciò accada;

– suicidio completo: un tentativo di suicidio che ha come risultato la morte.

Va sottolineato che c’è anche un numero considerevole di cosiddetti suicidi occulti, principalmente tra gli anziani, laddove l’inedia e il mancato rispetto delle prescrizioni mediche porta alla morte. Questi suicidi occulti non vengono mai annoverati nei dati statistici.

Gli atti suicidi possono essere riscontrati anche nei bambini, che ad esempio possono intenzionalmente prendere un’overdose di un tipo qualsiasi di pillole trovate nei cassetti dei genitori, spesso per attirare l’attenzione nei confronti dei loro problemi. Questi casi vengono riconosciuti molto di rado.

Fattori di rischio

I fattori di rischio comprendono i precedenti tentativi di suicidio, un membro della famiglia che ha commesso il suicidio, il ricovero in un ospedale psichiatrico, perdite recenti (come un lutto, il divorzio, la perdita del lavoro o della posizione sociale, o perfino della reputazione), l’isolamento sociale, l’emigrazione, l’abuso di droghe o di alcol, l’esposizione alla violenza, l’appartenenza al sesso maschile. Altri fattori di rischio sono diversi tipi di trauma infantili, come la trascuratezza, l’abuso fisico o sessuale. Il principale fattore di rischio per un suicidio completo è l’aver già compiuto uno o più tentativi di suicidio.

Spesso i disturbi psichiatrici sono elementi che portano al suicidio, specialmente i disordini di tipo depressivo (50-90%) e/o l’alcolismo, e in alcuni casi la schizofrenia (5%). La depressione è perciò considerata come uno dei principali fattori di rischio per il comportamento suicida. Ma la depressione stessa raramente è sufficiente; la maggior parte delle persone morte di suicidio non è stata mai curata contro la depressione. In troppi casi si è scoperto che il trattamento antidepressivo prima della morte è stato assente o inadeguato. Sentimenti di disperazione, di impotenza, di inutilità e di solitudine possono essere opprimenti. Avvenimenti che provocano stress, o soltanto la loro previsione, possono far scattare dei comportamenti suicidi (come un cambiamento di lavoro o di scuola, o dei cambiamenti di posizione).

Non diciamo mai abbastanza che tutti abbiamo la responsabilità di vigilare nei confronti di questi segnali di allarme.

Le fasi della pianificazione di un suicidio

Nella fase della decisione di un suicidio, l’individuo combatte contro le questioni di tipo morale ed etico che l’atto implica, chiedendosi se sia un peccato o no, e quali effetti avrà sui suoi parenti ed amici. Spesso, questi ultimi osservano che il periodo è contrassegnato da ansia ed agitazione intense. La fase successiva è la cosiddetta fase dell’inizio, dove l’individuo formula dei piani concreti. Infine, segue una fase di rinvio, che viene spesso osservata come un periodo in cui l’individuo, paradossalmente, si rilassa, nell’attesa del momento opportuno per compiere l’atto suicida.

Fattori di protezione

Il lavoro, l’avere una famiglia ed una rete sociale stabile, sono fattori che, in generale, proteggono contro il suicidio. La partecipazione ad attività religiose può essere un altro fattore di protezione, ma può anche non esserlo. Storicamente, le percentuali di suicidio tra la popolazione cattolica sono state sempre più basse rispetto a quelle registrate tra i protestanti e gli ebrei. Forse un certo livello religioso di ortodossia ed integrazione è una misura più veritiera di rischio in questa categoria rispetto ad una semplice affiliazione religiosa istituzionale. Ad esempio, è risaputo che i cattolici che sono emigrati in un altro Paese hanno un rischio maggiore di comportamento suicida rispetto a quelli che sono rimasti nel Paese d’origine.

Prevenzione e intervento

La propensione al suicidio può essere trattata a livello individuale e nella società, e i fattori di protezione che abbiamo menzionato prima dovrebbero essere presi in considerazione. La prevenzione comprende l’educazione nell’ambito della comunità sul problema del comportamento suicida. Non soltanto la sanità, ma tutte le organizzazioni che operano in ambito comunitario possono, e dovrebbero, essere coinvolte in questo compito. L’accesso ai mezzi comuni di suicidio dovrebbe essere ristretto (come controllo sui veleni, prescrizione controllata di medicinali, prudenza nel campo delle armi).

Un tentato suicidio o un suicidio completo può avere un effetto molto forte sulla comunità. Ci sono rapporti contrastanti sull’incidenza di un effetto contagioso che potrebbe creare ulteriori suicidi. Quando nella comunità ha avuto luogo un suicidio, devono essere intrapresi dei passi adeguati, quali piani precisi e linee guida, che coinvolgano i componenti dello staff e l’amministrazione con protocolli e linee chiare di comunicazione, che dovrebbero essere fatti in anticipo per trovare un aiuto medico, sociale e psichiatrico. Queste linee guida sono essenziali nelle scuole, nei luoghi di lavoro e, non dimentichiamolo, anche nelle diocesi e nelle parrocchie.

Ostacoli al trattamento e all’intervento

Gli atteggiamenti verso il comportamento suicida variano da Paese a Paese. In alcuni luoghi o culture, il suicidio è un assoluto tabù. Malgrado ciò, anche lì esiste tale comportamento e, per la persona impreparata, ciò può generare una tale ansia che il problema viene affrontato con un atteggiamento di rifiuto.

Suicidio medico-assistito

L’attuale dibattito è centrato sul suicidio medico-assistito piuttosto che sull’eutanasia o sul suicidio propriamente detto. Alcuni hanno affermato che il suicidio medico-assistito è un’alternativa umana all’eutanasia attiva. Altri credono che la distinzione tra suicidio medico-assistito ed eutanasia sia impercettibile, ma l’intenzione, in entrambi i casi, è quella di portare il paziente alla morte. È risaputo che, nella maggior parte dei casi, è presente la depressione.

Malgrado l’avversione che molti medici e moralisti medici esprimono verso il suicidio medico-assistito, sempre più sondaggi mostrano che molti “cittadini comuni” sarebbero favorevoli, in alcune circostanze, a tale forma di suicidio. Anche se molte associazioni della società medica si sono opposte al suicidio medico-assistito, insisto fortemente a dire che ciò continua ad essere all’ordine del giorno.

Altre forme di comportamento suicida

L’auto-mutilazione può essere vista come un altro tipo contemporaneo suicida o autodistruttivo. Le persone si fanno del male in molti modi: provocandosi bruciature o graffi, strappandosi i capelli, colpendo il proprio corpo con qualcosa, bevendo intensamente o assumendo dosi eccessive di droga. In questi casi, ci troviamo di fronte ad attività che hanno un forte rischio fisico ma per una persona che non ha necessariamente un intento suicida. Si tratta sempre, però, di un segnale di un problema sottostante, che spesso viene tenuto segreto e che rappresenta una sfida per la professione medica.

Nelle loro cronache, i media riportano di uccisioni, che comprendono anche il “suicidio” come mezzo che provoca intenzionalmente un danno a terzi per una causa politica, talvolta nascosta sotto la maschera della religione. Sentiamo spesso parlare dei cosiddetti “kamikaze” o delle “esplosioni suicide”. Questo tipo di suicidio, che comporta l’auto-immolazione, non ha niente a che vedere con la depressione intesa in senso medico; ciò nonostante ha un grande impatto sul nostro atteggiamento nei confronti del suicidio, della vita e della morte.

Il suicidio medico-assistito e queste ultime forme di comportamento suicida, perciò, non sono necessariamente associate alla depressione nel contesto medico, ma sono aspetti importanti delle attuali minacce alla vita umana.

L’esperienza svedese

La Svezia è un piccolo Paese che annovera solamente 8,9 milioni di persone. Attualmente, il nostro standard di vita è tra i più alti. Circa l’8% del PIL svedese viene destinato alla sanità e ai servizi medici. I nostri cittadini sono tra quelli che vivono di più. Il 18% circa della popolazione svedese è formato da ultrasessantacinquenni e il 4,7% da persone che hanno più di 80 anni. L’aspettativa media di vita è di 76,1 anni per gli uomini, e di 81,4 per le donne.

La sanità e i servizi medici svedesi sono organizzati in un programma uniforme, a livello nazionale, che permette ad ogni persona di accedere alle migliori cure disponibili. In Svezia la sanità viene considerata responsabilità del settore pubblico e ciò deriva da una tradizione che risale al XVI secolo. Soltanto l’8% dei medici esercita la professione privatamente. Il Ministero della Salute e degli Affari Sociali redige dei programmi generali per i servizi. La Direzione Generale del Governo per la Salute e il Welfare è la principale agenzia svedese del settore, che supervisiona la sanità pubblica e privata e i servizi a livello nazionale. Nel nostro Paese ci sono circa 27.400 medici. I professionisti di medicina generale che lavorano presso i centri sanitari forniscono cure mediche, un servizio di consulenza e programmi di prevenzione. I servizi scolastici sanitari verificano regolarmente la salute dei bambini in età scolare.

In Svezia il suicidio causa circa 1.500 morti all’anno. Giusto per fare un paragone, circa 600 persone muoiono ogni anno in incidenti stradali. Verosimilmente, le donne svedesi sperimentano episodi depressivi due volte più degli uomini. Tuttavia, ci sono più suicidi tra gli uomini. Le percentuali tra gli adolescenti sono notevolmente aumentate, e nel gruppo di età compreso tra i 15 e i 44 anni il suicidio è la principale causa di morte. La depressione è l’esperienza più comune tra le vittime di suicidio più anziane, mentre l’alcolismo è la diagnosi più comune in quelle più giovani. È stato notato che alcune professioni annoverano delle percentuali di suicidio maggiori di quanto non ci si aspetti. In modo sorprendente, le donne medico ne sono un esempio, ma in generale le percentuali maggiori di suicidio sono più frequenti nelle occupazioni di maggiore prestigio e con stipendio più alto.

Il nostro programma nazionale per la prevenzione del suicidio si basa su una strategia sviluppata dal Centro per la Ricerca e la Prevenzione del Suicidio e delle Malattie Mentali in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha realizzato sei reti operative nazionali. Gli sforzi compiuti nel campo dell’educazione si rivolgono in particolare a psichiatri, psicoterapeuti, psicologi e operatori sociali, ma anche ai medici generici. Nelle scuole sono disponibili delle linee guida per la prevenzione del suicidio. È stata data molta enfasi all’educazione, in special modo a livello primario, e a rimuovere le barriere per il trattamento, favorendo un migliore accesso all’assistenza. A mo’ di esempio potremmo citare un progetto realizzato dalla provincia del Gotland che ha avuto un esito positivo, ma bisogna continuare su questa strada.

Anche se lo scopo principale del programma è quello di essere interdisciplinare e di avere un approccio integrato, in questo caso alcune organizzazioni, come le Chiese svedesi, sono state coinvolte solo su base volontaria ed individuale. Sono state istituite delle linee telefoniche di aiuto destinate a gruppi differenti, come ad esempio bambini, studenti o adulti, ma molto ancora dev’essere fatto.

Note conclusive e prospettive per il futuro

Il suicidio è una questione che non riguarda solo il campo medico, ma anche quello sociale, morale, economico e politico. È importante ricordare che almeno il 10% delle persone che compiono un suicidio non hanno ricevuto alcuna diagnosi psichiatrica conosciuta.

Note generali sulla prevenzione del suicidio nella società

Le persone non scelgono di essere depresse. Ci sono fattori biologici, biochimici, ambientali e sociali che possono portare alla depressione. La maggior parte delle persone che compiono un suicidio non vogliono morire, ma vogliono soltanto porre fine alla loro sofferenza.

Sono necessari un dibattito aperto ed un onesto scambio di opinioni. Dobbiamo affrontare le crisi di suicidio come crisi che riguardano il mondo della salute pubblica. Le politiche in questo senso devono fornire un’assicurazione, delle cure e dei servizi ospedalieri adeguati a tutti i pazienti. Devono essere incoraggiate iniziative nazionali ed internazionali (OMS) per prevenire il suicidio, così come la creazione di centri per la prevenzione, quelli di crisi e i centri telefonici di aiuto. Non soltanto i pazienti, i medici e gli operatori, ma anche le organizzazioni che operano al di fuori dal sistema sanitario devono essere coinvolte ed educate sulla depressione, il controllo della sofferenza, le cure palliative e la qualità di vita. Sono necessari dei programmi di educazione e di preparazione per affrontare la morte, i morenti e le cure palliative, aspetti importanti che meritano attenzione. In modo particolare, bisogna insegnare ai bambini come affrontare le difficoltà.

Le organizzazioni comunitarie, compresa la Chiesa, dovrebbero essere coinvolte nella prevenzione del suicidio con linee guida prestabilite. Ogni parrocchiano che manifesti idee suicide o che minacci di porre fine alla propria vita dovrebbe essere inviato subito da un medico o presso un servizio psichiatrico.

Aiutare le vittime a diventare dei sopravvissuti

Chi sono le vittime: colui che ha commesso il suicidio, quella che ha cercato di commetterlo ma che è sopravvissuta, o la famiglia e gli amici che lo circondano? Nessun sopravvissuto percorre la stessa strada verso il recupero. I sopravvissuti hanno diversi metodi di fronteggiare la cosa, ma devono essere incoraggiati ad andare avanti nel viaggio della vita. Laddove è possibile, anche continuando ad essere dei membri attivi della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose.

Quasi senza eccezione, un suicidio completo lascia le persone in un processo doloroso complesso. Dobbiamo arrivare alle vittime e alle loro famiglie e comunicare un sincero impegno per il loro benessere spirituale ed emotivo. Non c’è dubbio che coloro che sono vicini alla persona che si è uccisa possono trascorrere diversi anni nell’angoscia, a causa della mancanza di risposte a questioni che riguardano la morte e l’assunzione di colpevolezza. Senza emettere giudizi, dobbiamo mitigare il loro tremendo fardello dovuto al senso di colpa e di fallimento. Spesso quella stabile rete sociale che prima attorniava la famiglia, tristemente si disintegra dopo un suicidio, creando delle perdite secondarie. In questo caso, è necessario un servizio di consulenza e di supporto.

Gli sforzi perciò non si devono focalizzare soltanto sulle depressioni mediche, ma anche su altri fattori per la prevenzione del suicidio, giacché perfino quando è stato disponibile un trattamento efficace della depressione, esso non è riuscito ad avere un impatto significativo sulle percentuali di suicidio.

Dott. Bengt J. Säfsten
Dipartimento di Medicina Interna
Ospedale Universitario
(Akademiska sjukhuset), Uppsala, Svezia

 

Bibliografia

Michael Manning s.j., Euthanasia and Physician-Assisted suicide. Paulist Press, New York/Mahaw, New Jersey, 1998 (ISBN 0-809-13804-2).

S.K. Goldsmith et al., Reducing Suicide: A National Imperative, The National Academies Press, Washington D.C., U.S.A., 2002 (ISBN 0-309-08321-4).

The Clinica Science of Suicide Prevention (Volume 932 of the Annals of the New York Academy of Sciences). Eds. Hendin & Mann (ISBN 1-57331-330-0).

Theme Issue: Depression, Ed. Glass. The Journal of the American Medical Association Vol. 289, No. 23, 2003.

Siti Internet

• http://www.who.int/mental_health/
OMS, prevenzione del comportamento suicida

• http://www.psychiatry.ox.ac.uk/csr
Centre for Suicide Research, University of Oxford, Britain

• http://www.siec.ca
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• http: //www.mentalhealth.org/suicideprevention/strategy.asp
National Strategy for Suicide Prevention, U.S.A.

• http://www.suzidprophylaxe.de
Deutsche Gesellschaft für Suicideprävention, Germany

• http://www.ki.se/suicide/english/index.html
National Centre for Suicide Research and Prevention of Mental Ill-Health, Sweden

• http://www.survivorsofsuicide.com
Informazioni ai sopravvissuti

• http://www.1000deaths.com/1000deaths.html
Informazioni ai sopravvissuti

• http://www.survivingsuicide.com
Informazioni ai sopravvissuti

• http://www.befrienders.org/suicide.html
Organizzazione internazionale di volontari che opera nel campo della prevenzione, rivolgendosi in particolare alle giovani generazioni.