| DOLENTIUM - XVIII Conferenza Internazionale - Segunda Sessione: La luce della fede nel mondo della depressione |
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La luce della fede nel mondo della depressione |
5. Dialogo interreligioso: il senso della depressione e del malessere considerato nella visuale delle religioni5.3. Il significato della depressione e del malessere dal punto di vista dell’induismo“Mente sana in corpo sano”. La salute mentale dell’individuo riveste un ruolo importante nel benessere di una persona. La WHO definisce la salute come “benessere fisico, mentale e sociale”. Nel corso degli ultimi due decenni, l’interesse e la ricerca nel campo della salute e dei disturbi mentali sono cresciuti rapidamente. Un recente studio condotto dalla WHO ha previsto che, in termini di onere sanitario, entro il 2020 (cioè nei prossimi diciassette anni), la depressione diventerà la seconda malattia al mondo, superando diabete, cancro, artrite, ecc. La malattia depressiva è universale e da tempo immemorabile è molto comune in seno alla società. Le sue caratteristiche cliniche sono state descritte nell’antica letteratura indiana da Sudarka, un noto drammaturgo del II secolo a.C. Essa veniva menzionata in modo rilevante nei testi sacri dell’India, nella sua letteratura mitologica e nelle due epiche, il Ramayana ed il Mahabharata. Nel Mahabharata, Arjun era afflitto da questa malattia. Egli dice: “La mente è molto irrequieta, risoluta ed energica, o Krishna, Krishana, è più difficile controllare la mente che il vento”. “La mente cagiona schiavitù o liberazione”. Il versetto è un gioco di parole etimologico; manu, umano, deriva da uomo, “pensare”. Anche Milton nei suoi versi dice che la mente è padrona di se stessa; essa può rendere il paradiso inferno e l’inferno paradiso. La mente, che dovrebbe essere fonte di gioia, “ananda”, diventa fonte di dolore “dukha”. Nell’Atharvveda, la mente viene chiamata il sesto senso, che viene attivato in noi dall’Essere Supremo. L’antica civiltà indiana era un’unione concreta dello sviluppo poliedrico di arte, architettura, letteratura, religione, morale e scienze come venivano intese in quel tempo. Ma il risultato più importante del pensiero indiano fu la filosofia, che veniva considerata come il fine di tutte le più importanti attività, sia pratiche che teoriche, ed indicava il punto d’unione tra apparenti diversità. Sono grato agli organizzatori di questa 18a Conferenza Internazionale sull’assistenza sanitaria cattolica per avermi invitato a partecipare al dialogo interreligioso e per avermi offerto l’opportunità di esprimere la mia opinione su “Il significato della depressione e del malessere dal punto di vista dell’Induismo”. L’Induismo è una delle principali religioni dell’India, che si fonda su un tipo di misticismo etico, basato sulle sacre scritture. Al centro c’è l’amore per la vita in tutte le sue forme. L’Induismo ritiene che le nostre azioni in questa vita generino Karma o conseguenze nella prossima vita. La reincarnazione (sulla ruota della vita, Samsara) può essere ad un livello superiore o meno, a seconda delle azioni che si compiono nel presente. L’Induismo accetta corpo e anima come partner alla pari nella vita e l’uso di entrambi nella vita religiosa. Quando gli Indù si incontrano, essi salutano Dio come presente nell’altro. Molti Indù credono che la pratica religiosa comporti il risveglio dei “chakras”, o centri energetici del corpo, per lasciare che l’energia divina scorra liberamente nel corpo. Questa percezione rientra nel concetto orientale ed occidentale di corpo energetico, o “aura”, che circonda il corpo fisico. Concetto di mente nei Veda (dal 10000 al 5000 a.C.)Nei Veda, che sono i più antichi testi scritti della razza umana, la mente è concepita come un elemento funzionale dell’Atman (l’anima, il sé). Nel Rigveda e nello Yajurveda si fa menzione dell’uso della preghiera attraverso i mantra per far giungere alla mente pensieri nobili. È stato affermato che i pensieri definiscono i lineamenti del viso e ne influenzano le sembianze, e che essi possono essere purificati attraverso i mantra e che questi pensieri purificati condizionano gli istinti. Nei Veda particolare evidenza viene data alla prevenzione del dolore mentale (depressione). Il Rigveda descrive la prontezza di mente, la curiosità per i meccanismi della felicità mentale, le preghiere per la felicità mentale ed i metodi per incrementare l’intelligenza (medha). Nel Rigveda è stato inoltre asserito che la purificazione della mente previene le malattie negli esseri umani, si dovrebbero perciò avere pensieri nobili. È stato anche descritto il potere della mente nella guarigione. Sono stati descritti per la prima volta i tre aspetti della personalità – Satva, Raja e Tama – e sono state identificate separatamente le malattie mentali e le malattie fisiche, pregando che queste malattie mentali non distruggano il corpo. Nello Yajurveda la mente viene concepita come la fiamma interiore della conoscenza. Questo testo definisce la conoscenza percettiva come mente e la mente come Yog e Samadhi (stato della mente), ed afferma che tutti i nostri organi sensoriali funzionano sotto il controllo della mente. Secondo il Bhagvad Gita sensi ed oggetti colpiscono costantemente la mente. In questo testo si dice che il sé è come il padrone della biga ed il corpo è la sua biga. L’intelletto è l’auriga e la mente rappresenta le redini. Si dice che i sensi sono i cavalli e gli oggetti dei sensi sono le strade. I sensi (cavalli) devono essere controllati dal buddhi (l’auriga) per mezzo delle redini, la mente. La mente, trattenuta o non trattenuta dal buddhi, conduce rispettivamente alla regione della gioia intensa o al ciclo della nascita e rinascita (Samsara). La mente dell’uomo è come un vero e proprio campo di battaglia, “manahkshetra”, nel quale vige un costante stato di guerra tra forze avverse. Questa costante lotta all’interno della mente era detta dagli antichi greci “psicomachia”. L’era ayurvedica (1500-1400 a.C.)L’Ayurveda, che significa “scienza della vita”, trae le proprie radici dall’Athervaveda ed è una delle scienze antiche. I documenti classici scritti sono il Charak Samhita ed il Shushrut Samhita. Essi descrivono i disordini mentali e i tipi di personalità sulla base dei triguna (satva, raj e tam) e dei tridosha, i tre umori del corpo (vat, pitta e kapha). Vengono menzionati qui di seguito i 14 fattori che causano i disturbi mentali. Pragyaparadh – riguarda un comportamento sociale fuori dalla norma e azioni che derivano da invidia, orgoglio, paura, ira, avidità e da un modo di pensare arrogante ed ingannevole. Anuchit bramhacharya – chi sta seguendo le leggi del brahmacharya che comprende l’Indriya Nigrah, cioè il controllo sulle richieste dell’istinto. Per questo, quando la persona compie azioni per gratificare le proprie necessità istintive, il suo conscio non è in grado di controllare la mente e diviene oppresso da conflitti che portano a disturbi mentali, come la depressione. Durbal satva – nelle persone con caratteristiche satva deboli, sono presenti caratteristiche raj e tam più forti, ciò fa sorgere emozioni come ira ed emotività incontrollata che portano ai disturbi mentali. Durbal Sharir – le carenze nutrizionali causano una struttura fisica debole che può portare a disturbi mentali. Sharir dosh vikriti – secondo Sushrut e Charak, l’aumento di uno dei tre umori del corpo, sia esso vat, pitta o kapha, porta a disturbi mentali come l’insonnia, l’ira, la paura, ecc. Manas dosh – (fattori psicologici) dalla disfunzione di raj o tam derivano diverse emozioni dannose. Agantuk karan – fattori esterni che colpiscono il corpo, come batteri e spiriti maligni. Manobhighat kardravya – trauma mentale causato da abuso di sostanze nocive. Malinahar vihar – cattiva alimentazione e cattivo stile di vita portano entrambi alla malattia mentale. Manoabhighat – trauma mentale causato da stress. Ashasht manah – conflitti mentali. Ojokshaya – la perdita di fiducia porta alla debolezza della mente, alla depressione. Ayukta nidra – un’eccessiva ed inadeguata durata del sonno porta alla malattia mentale. Chintya man – ansia inadeguata. Secondo il trattato Vedanta, la struttura dell’uomo può essere ulteriormente divisa in cinque livelli materiali che circondano l’Atman. L’Atman è l’essenza della personalità. Nel diagramma viene rappresentato dal simbolo mistico. I cinque cerchi concentrici attorno al simbolo rappresentano i cinque livelli della materia. In Sanscrito essi vengono chiamati corpi o kosha. Il primo, l’Anna-maya kosh, il corpo umano grossolano, è costituito dai panchmahabhuta – i cinque elementi primordiali, cioè Akash (l’etere), Vayu (l’aria), Agni (il fuoco), Jal (l’acqua) e Prithvi (la terra). Esso è sotto il diretto controllo del corpo successivo più sottile, il Pranmaya kosh, che consiste nell’energia vitale. I tre khosa successivi, Manomaya, Vigyanmaya e Anandmaya, riguardano le facoltà mentali di una persona. Il Manomaya kosh riceve tutti gli input sensoriali, li interpreta come buoni e cattivi ed aspira a quelli buoni. Il quarto corpo, o Vigyanmaya kosh, è costituito dal sentimento del “me” e del “mio” e dalla facoltà dell’intelligenza e del ragionamento. Il quinto, o Anandmaya kosh, che significa pieno di piacere, costituisce il corpo più interno, in prossimità dell’anima. Quando si considerano i sintomi della depressione, l’effluvio religioso appare evidente nei sensi di colpa e di peccato e nell’idea di espiazione attraverso un atto suicida. Persino l’apatia e la pigrizia sono considerate segni e simboli di diavoli e spiriti maligni. In India, psichiatri e psicologi utilizzano la religione come psicoterapia. Essa svolge determinate funzioni, come rispondere alla domanda sul significato essenziale; fornisce sostegno emotivo, coesione sociale, senso di appartenenza ed una guida nella vita. Uno stato mentale equilibrato ed il sostegno della pace sono sempre stati l’aspirazione di tutti i filosofi. Il Gita afferma “Lascia che un uomo si sollevi da solo, che non si degradi, poiché egli è il suo stesso amico ed il suo stesso nemico”. La nostra mente possiede una funzione preventiva e curativa. Comportamenti, pensieri, inclinazioni e sentimenti sani possono dare equilibrio; questo rende manifesto il fatto che ci sono in noi enormi risorse disponibili per la guarigione. Tutto questo viene chiamato “complesso di Anjeneya” e viene studiato nella psicoterapia. Poiché l’India è stata la culla di santi e di saggi, di scienziati e dei fondatori delle principali religioni del mondo, alcune pratiche yoga e religiose aiutano a raggiungere uno stato mentale equilibrato. Maharshi Patanjali, il padre del moderno concetto di yoga e grande medico, ha definito lo yoga come la completa padronanza della mente e delle emozioni. Si tratta di una scienza che ci mostra il modo per unire corpo e mente. L’unica forma di yoga studiata scientificamente è la Meditazione Trascendentale, una tecnica di meditazione particolare come è stata insegnata dallo Yogi Maharshi Mahesh. Egli asserisce che dopo regolari periodi di meditazione anche di pochi mesi, l’individuo diviene più resistente agli stress della vita, lavora con maggior efficienza ed ha meno probabilità di diventare dipendente da alcol o droghe. La terapia vedica dà molto rilievo alla dieta satvica, poiché la dieta ha grande effetto sul temperamento umano. Il cibo non vegetariano rende l’uomo lussurioso, vendicativo e furioso; mentre la dieta vegetariana lo rende gentile, tranquillo, premuroso. Inoltre i Veda impongono all’uomo di lasciare l’apatia e condurre una vita d’azione. Alcuni rituali indù come Bhajans e Kirtans, e il salmodiare dei mantra – che Swami Sivananda di Rishikesh chiama Namapathy – aiutano ad eliminare le inibizioni e le resistenze e portano nel campo della coscienza vigile molti stimoli, emozioni e complessi che stavano creando difficoltà nell’inconscio e sono utili per raggiungere uno stato di profondo rilassamento. Allo stesso modo esistono alcune feste e cerimonie indù associate non solo a dei e dee, ma anche con il sole, la luna, i pianeti, i fiumi, gli oceani, gli alberi e gli animali. Alcune delle feste indù sono Deepawali, Holi, Dussehra, Ganesh Chaturthi, che consentono alla gente di condividere le proprie gioie ed i propri dolori ed aiutano a sollevare il morale. Queste numerosissime occasioni festive e pratiche religiose rendono la tradizione indiana ricca e variopinta. Ci danno la forza, la tolleranza, l’adattabilità, il coraggio, la cooperazione, la pazienza e l’umiltà che aiutano a reintegrare la salute olistica, l’armonia e la felicità nella nostra vita e nella società di oggi. Dott.ssa BHARATI PATIL
BibliografiaA.Venkoba Rao: - The Karma theory and Psychiatry, Indian Journal of Psychiatry, 2001,43(2). - ‘Mind’ in Indian philosophy, Indian Journal of Psychiatry, 2002,44(4). - Culture, Philosophy and Mental Health, 1997. Bhavan’s Book University, Mumbai. Bansi Pandit, The Hindu Mind, New Age Books, 2001. Jitendra N.Gupt, Integrating Main stream and Alternative Systems and Of Medicine. (Undated).(Online). Vidya Bhushan Gupta, www.infinityfoundation.com/mandala/s_es/s_es_Gupta_medicine.htm (10 Settembre 2003). Kanayalal M.Talreja, Philosophy of Vedas, Talreja publication, 1982, Ulhasnagar-Mumbai. Shiv Gautam, Mental health in Ancient India and its relevance to Modern psychiatry, Indian Journal of Psychiatry, 1999,41(1). |