DOLENTIUM - XVIII Conferenza Internazionale - Terza Sessione: Cosa fare per uscire dalla depressione?
 

Cosa fare per uscire dalla depressione?

3. La speranza

Verso una pastorale di fede cristiana e di fiducia nella vita

Nel corso di questa conferenza abbiamo esaminato le varie cause e i diversi effetti del fenomeno mondiale e apparentemente comune della depressione.  È opportuno e giusto che consideriamo ora il ruolo pastorale della Chiesa nell’assistenza delle persone depresse, rafforzandone la fede cristiana e la fiducia nella vita.

Recita un proverbio cinese: Invece di maledire il buio, accendi una candela. Mentre coloro che vivono in uno stato depressivo maledicono la propria sorte e possono spingere gli altri a fare la stessa cosa nei loro confronti, la fede cristiana e la fiducia nella vita ci invitano ad aiutarli ad accendere una candela di speranza, perché questa è un forte antidoto e una cura potente contro la depressione. Per i cristiani, questa pastorale è un accompagnamento importante, anzi indispensabile, ad altri trattamenti quali medicinali, terapie, counselling e sostegno morale da parte dei propri cari, e può aiutare a portare un vero sollievo a quanti sono soggetti alla depressione.

Questa pastorale fa riferimento alla virtù della speranza, che permette alle persone di capire che non tutto il male viene per nuocere, che consente loro di aspettarsi la guarigione e perfino un miracolo, e che le spinge a lottare per superare sfide difficili. La speranza, lo sappiamo, può essere semplicemente un tratto del carattere umano o anche una virtù teologica. Come tratto umano, lo possiamo vedere, ad esempio, nelle madri che si prendono cura dei loro bambini o assistono i loro figli malati, deboli o disabili, o nutrono piani per il loro futuro. Centocinquanta anni fa, negli Stati Uniti d’America viveva un giovane che si chiamava Thomas, che aveva difficoltà d’udito e di apprendimento, e rischiava pertanto di essere allontanato dalla scuola. Sapendo che ciò avrebbe avuto ripercussioni negative su di lui, la madre lo tolse dalla scuola e gli disse: “Figlio, faremo le cose assieme”. L’amore della madre poté quello che la competenza accademica degli insegnanti non riuscì a fare. Il ragazzo, che successivamente divenne completamente sordo, cominciò a mostrare notevoli segni di creatività, prima nelle piccole cose e poi in quelle più grandi. E quando morì, all’età di 84 anni il 18 ottobre 1931, egli aveva brevettato oltre un migliaio di invenzioni. L’intero Paese spense per qualche minuto le luci in memoria di colui che aveva inventato la lampadina: si trattava di Thomas Alva Edison. Così, la determinazione di una madre non permise all’angoscia di diventare depressione, e la trasformò in una storia di successo. Fu il trionfo della speranza sul livello umano che unisce le persone.

Il tema di questo intervento si centra attorno alla virtù teologica della speranza che lega gli esseri umani a un Dio onnisciente, onnipotente e che ama tutti, senza, naturalmente, escludere i legami con gli intermediari umani. Come la virtù umana della speranza, anche la virtù teologica della speranza è  profondamente radicata nel cuore dell’uomo. Per questa ragione, la gente rivolge preghiere a Dio, alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi, offre sacrifici e fa giuramenti a Dio, va in pellegrinaggio ai santuari, e così via. La fede cristiana e la fiducia nella vita, quindi, devono essere nutrite come parte del ministero pastorale ordinario della Chiesa in favore di quanti soffrono a causa della depressione. L’argomento che stiamo discutendo riguarderà più gli operatori pastorali – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – che le stesse persone depresse.

Oltre alla preghiera personale per e con queste persone e ad una stretta amicizia con loro, vorrei indicare alcune altre importanti risorse e fare delle osservazioni che potrebbero essere utili nella cura pastorale di cui stiamo parlando.

1.  La Sacra Bibbia

Nella Sacra Bibbia abbondano gli episodi di persone che sarebbero potute diventare depresse, ma che ebbero un esito felice grazie all’aiuto ricevuto da Dio. Molti episodi riguardano casi che accadono ancora oggi e spesso portano alla depressione, cioè la mancanza di prole, la ribellione contro una leadership, un trattamento freddo da parte dei dipendenti, un maltrattamento da un amico, una vita di peccato, ricordi amari, false accuse, ecc. Farò ora alcuni brevi riferimenti al Vecchio Testamento.

C’è il settantacinquenne Abramo al quale Dio aveva promesso che la sua discendenza sarebbe stata più numerosa delle stelle del cielo e dei granelli di sabbia sulla spiaggia. Ma per molti anni la moglie Sara non fece figli. Così Abramo ebbe un figlio dalla serva Agar, ma non sarebbe stato il figlio della promessa di Dio. Piuttosto che sprofondare nella depressione, un Abramo perplesso e confuso credette nella promessa del Signore “sperando contro ogni speranza” e Isacco, il figlio della promessa, nacque quando egli aveva cento anni e Sara novanta1.

C’è il caso del nipote di Abramo, Giuseppe, figlio di Giacobbe (Israele), che fu venduto dai fratelli ad alcuni mercanti perché erano gelosi dell’affetto che il loro padre gli dimostrava. I mercanti lo portarono in Egitto e lo vendettero come schiavo. Ma la moglie del padrone lo accusò falsamente di comportamento immorale ed egli fu spedito in prigione. Vi avrebbe languito in depressione, se la Provvidenza non avesse voluto che egli si guadagnasse le grazie del re e fosse promosso comandante in seconda nel regno. Quando la carestia colpì quel Paese, Giuseppe fu in grado di dare cibo e rifugio ai suoi cittadini e anche alle popolazioni vicine, tra le quali c’erano il padre e quei fratelli che lo avevano trattato ingiustamente2.

C’è poi Mosè al quale Dio affidò il popolo eletto, alcune centinaia di migliaia di persone, perché lo conducesse dalla schiavitù in Egitto alla Terra Promessa. Molto spesso, durante i quarant’anni in cui errò nel deserto, la gente, dimentica delle meraviglie che Dio aveva compiuto in suo favore contro i Faraoni d’Egitto, si ribellò a Mosè, ne criticò la leadership, fece domande assurde chiedendo cibo e acqua nel deserto, adorò idoli fatti da loro e portò Mosè quasi alla disperazione. Pur tuttavia, Mosè non si sentì depresso, ma si rivolse al Signore e, con il Suo favore, affrontò tutte quelle sfide con successo3.

C’è Tobi, un uomo che percorse sentieri di verità e giustizia, compì atti eroici di carità verso ogni persona, dando da mangiare agli affamati e da vestire agli ignudi, trascorrendo le notti seppellendo i morti nonostante i suoi vicini lo deridessero. Quando ebbe cinquantotto anni, divenne cieco perché gli escrementi di un passero gli erano caduti negli occhi. Si sarebbe potuto lamentare: “Perché a me, Signore?”. Ma non lo fece. Sopportò la sua sorte con pazienza per otto lunghi anni, finché il Signore inviò l’arcangelo  Raffaele per guarirlo4.

C’è poi la storia di Giobbe che era conosciuto per la sua pietà, onestà e pazienza, eppure soffriva la perdita dei suoi beni materiali e la morte dei suoi figli e delle sue figlie. Egli perse perfino la comprensione della moglie e degli amici più cari. Dapprima, resistette con coraggio a questa sfortuna dicendo: “Il Signore dà, il Signore prende: sia benedetto il Suo santo nome”.  Ma dopo un po’ di tempo, la sua pazienza si esaurì ed egli soccombette alla depressione e “maledì il giorno in cui era nato”. Dio lo sfidò e gli fece vedere quanto erano stupidi i suoi lamenti. Giobbe si pentì, superò il suo stato depressivo e fu ricompensato con molti più beni di quanto ne avesse persi5.

Anche nei Salmi ci sono molti versi che infondono coraggio e fiducia in Dio6, o che esprimono le forti grida d’aiuto elevate al Signore dal cuore di una persona in profonda angoscia7.  Essi possono essere usati dagli operatori pastorali per aiutare una persona molto depressa ad avere fiducia in Dio.

Anche nel Nuovo Testamento troviamo molti episodi con un epilogo felice, che possono aiutare quanti sono vittime della depressione o hanno tentato il suicidio. Sono quelli di Maria di Magdala8, della Samaritana9, di Zaccheo10, della donna colta in adulterio11 e di altri che erano immersi nei vizi e godevano di cattiva reputazione presso la gente, ma che, in compagnia di Gesù, trovarono pace, perdono e rispettabilità. In lui essi trovarono chi che non li condannò, ma comprese, perdonò e curò.

C’è un episodio nei Vangeli che, metaforicamente, può aiutare a capire il ruolo della fede e della speranza nella vita di una persona depressa. Si tratta dell’episodio in cui Gesù camminò sul Lago di Galilea. Su richiesta di Pietro, Gesù lo invitò ad andare verso di lui camminando sull’acqua. Pietro uscì gioiosamente dalla barca, e con gli occhi fissi su Gesù camminò coraggiosamente sull’acqua, anche onde ruggenti e venti di tempesta lo circondavano. Ad un certo momento, fu distratto dai venti e dalle onde, si spaventò e cominciò ad affondare. Invocò aiuto, Gesù lo tirò su e lo sgridò: “Perché dubiti, uomo di poca fede?”12. È precisamente questo ciò che accade ad una persona depressa: si distrae, perde fiducia, focalizza tutta l’attenzione su di sé e comincia ad affondare nella depressione. È solamente quando pone tutta la sua fiducia in Gesù e fissa i suoi occhi su di Lui, che è Padrone dei venti e delle onde, che può rialzarsi e camminare nuovamente sulle acque della vita. Il salmista lo esprime con le seguenti parole: “Fissa i tuoi occhi su Dio e il tuo volto splenderà”13.

Abbiamo poi un episodio molto attinente nelle vite degli Apostoli: fra di loro c’erano Giuda che tradì Gesù e Pietro che lo rinnegò tre volte. Entrambi avevano compiuto un’azione scorretta e certamente sentivano un senso di colpa per il modo con cui avevano trattato Colui che, alcune ore prima dell’Ultima Cena, essi avevano acclamato come loro Dio e Padrone. Giuda si depresse perché la sua coscienza lo tormentava per aver tradito un innocente e si suicidò, mentre Pietro pianse lacrime di pentimento e fu confermato da Gesù come leader della Sua Chiesa: “Pasci i miei agnelli”14.

Nel giorno della Risurrezione di Gesù, due discepoli stavano camminando verso la loro casa ad Emmaus con il cuore spezzato e i sogni infranti, depressi per quello che era accaduto a Gerusalemme durante i giorni precedenti a Gesù, che essi avevano sperato fosse il Messia da lungo tempo atteso, ma che fu condannato ad morte ignominiosa sulla croce. Il Dio Risorto camminò al loro fianco e spiegò che stava scritto che il Messia doveva soffrire e morire. I loro cuori cominciarono a bruciare e, quando Egli spezzò il pane con loro, i loro occhi si aprirono per riconoscerlo. La depressione li lasciò immediatamente e, tornati nuovamente a Gerusalemme, divennero testimoni ferventi della risurrezione di Gesù15.

Nella Bibbia ci sono anche molti passaggi che potrebbero avere un significato speciale per quanti soffrono di depressione ed essere particolarmente utili agli operatori pastorali che si preoccupano di loro, come questa citazione dalla lettera di San Paolo ai Filippesi: “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Il Signore è vicino. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti;  e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri... E il Dio della pace sarà con voi!”16.

Queste citazioni e i molti episodi lieti presi dalla Bibbia, o dalla storia della Chiesa, dalle vite dei Santi o dalla storia contemporanea, possono aiutare gli operatori pastorali ad assistere le persone che sono sull’orlo della depressione o sprofondate nel loro dolore.  Possono aiutare a sollevarne il morale e ad incoraggiarli ad alzare i loro occhi al cielo da dove vengono speranza, gioia e pace. Naturalmente, tanto il Vecchio quanto il Nuovo Testamento narrano anche storie di frustrazione e depressione che si sono malamente concluse, come ad esempio quella del Re Saul che aveva ucciso quando fu sconfitto nella battaglia sulle colline di Gilboa17, e – come menzionato più avanti – dell’Apostolo Giuda Iscariota che, dopo aver tradito il Maestro, provò rimorso e si suicidò18. Ma queste sono piuttosto eccezioni che non la regola nella Bibbia, che è un libro sacro che incoraggia tutti noi ad avere speranza e fiducia in Dio.

2.  Lo Spirito Santo

Alcuni anni fa, i partecipanti ad una conferenza di psicologi e psichiatri affermarono di essere in grado di aiutare i loro pazienti ad analizzare i propri problemi, a diagnosticarne le cause e ad indicare come potessero meglio affrontarli. Ma ammisero che non avrebbero potuto eliminarli. Fu un’ammissione veramente umile, ma autentica. La fede e la speranza cristiane, tuttavia, possono fare di più e aiutare la gente a liberarsi dei propri problemi, grazie ai mezzi spirituali a sua disposizione. Mi riferisco al potere soprannaturale dello Spirito Santo e dei Sacramenti della Chiesa cattolica.

Lo Spirito Santo, operante fin dall’inizio della creazione, è stato riversato in larga misura sulla Chiesa nella Pentecoste per completare la missione salvifica di Cristo “a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri”19. Tutte queste condizioni possono essere considerate sintomi di persone depresse: sono tristi, si sentono oppresse e sono prigioniere delle loro emozioni egocentriche. Oggi, comunque, ci sono milioni di persone in tutto il mondo – alcune delle quali sono passate attraverso il tunnel della depressione – che frequentano movimenti dello Spirito, come il Rinnovamento Carismatico, e hanno provato una profonda guarigione interiore di ricordi strazianti (che spesso sono causa di depressione) a testimonianza dell’azione dello Spirito Santo “che estirpa il loro cuore di pietra, mettendo al suo posto un cuore umano”. Esse sentono il loro calice svuotato dai dolori e ricolmo d’amore, di gioia e di una pace che “supera ogni comprensione”, e godono di un equilibrio mentale che non hanno mai provato prima. È lo stesso Spirito che rinvigorisce quanti sono depressi attraverso la Parola di Dio nelle Sacre Scritture, e dà loro nuova vita attraverso i Sacramenti, qualunque siano le cause fisiche, psicologiche o morali del loro stato depressivo.

3. I Sacramenti

I sette Sacramenti della Chiesa cattolica sono fonti di grazia, di vita e di guarigione. Per quanto riguarda la cura pastorale delle persone depresse, vorrei sottolineare il valore di tre Sacramenti: la Santa Eucaristia, il Sacramento della Riconciliazione e l’Unzione dei Malati. Dobbiamo ricordare che in ogni Sacramento è operante Cristo stesso, e che il sacerdote che lo somministra lo fa  nella Sua persona (in persona Christi).

Non è un segreto che i peccati nascosti e non perdonati portano facilmente una persona alla depressione. Tuttavia, per quanti sono oppressi dai peccati personali viene in soccorso il Sacramento della Riconciliazione che, se ricevuto con cuore veramente contrito e una decisione ferma di correggere i propri modi di agire, ottiene il perdono di Dio che cancella il passato peccaminoso e conferisce una profonda pace interiore. Ricordo una signora che era sprofondata nella depressione ed era piena di rabbia verso se stessa, verso la sua famiglia, gli amici e ogni altra persona, e rimproverava perfino Dio per il suo stato depressivo. Dopo molti sforzi per persuaderla, accettò di malavoglia di parlare ad un sacerdote. Dopo che ella ebbe tirato fuori tutta la sua amarezza, il sacerdote sospettò quale fosse la causa alla base di un tale comportamento aggressivo e le chiese, piuttosto bruscamente, se avesse avuto un aborto. All’inizio la donna era furiosa, ma poi irruppe in lacrime e narrò la sua triste storia di infedeltà nei confronti del marito; ciò condusse ad una interruzione di gravidanza (da allora maledì il marito che era stato freddo e indifferente verso lei, il suo innamorato che l’abbandonò, il dottore che praticò l’aborto e tutti gli altri che non si erano mostrati sensibili alla sua angoscia). Il sacerdote la portò, passo dopo passo, a ricevere il Sacramento della Riconciliazione, e poi l’aiutò ad accettare il bambino che aveva rifiutato, ad amarlo e anche a dargli un nome. Ad ogni passo, la donna diventava più calma e alla fine era tutta sorrisi al pensiero di incontrare un giorno il suo bambino.

A quanti patiscono gravi infermità viene amministrato il Sacramento dell’Unzione dei Malati. Nel mio ministero pastorale ho testimoniato come questo Sacramento dia coraggio morale e forza e conforto spirituale, e a volte anche guarigione fisica, a coloro che sono depressi a causa di malattie fisiche o psicologiche. So di tre coppie che erano in un stato di profonda depressione e si erano avvicinate ad un sacerdote per un aiuto. Non erano coppie ordinarie: due di loro erano omosessuali e una lesbica. Da molti anni cercavano, sinceramente, di liberarsi dei loro affetti disordinati facendo ricorso a consulenti professionali e al confessionale, ma invano. Il sacerdote che avevano contattato li portò prima a ricevere individualmente il Sacramento della Riconciliazione, e poi l’Unzione dei malati, perché il loro problema li stava conducendo non alla morte corporale, ma, in maniera più grave, a quella dell’anima. Sarete contenti di sapere che tutti e tre i casi furono guariti completamente dalle loro tendenze innaturali.

Infine, c’è il Sacramento della Santa Eucaristia, in cui è presente lo stesso Divin Guaritore che ha detto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”20. Per coloro che soffrono di depressione queste parole di nostro Signore sono efficaci oggi come sempre. Vorrei attirare la vostra attenzione sulla preghiera che recitiamo durante la Messa prima di ricevere la Comunione: “Signore, dì soltanto una parola ed io sarò guarito”. Si tratta di una preghiera di guarigione. Gli operatori pastorali, quindi, dovrebbero condurre le persone depresse, qualunque sia la causa o i sintomi della loro depressione, al tocco sanante di Colui soltanto che “può dire una parola” e guarirli nella mente, nel corpo o nello spirito.

Per alcuni, tutto ciò che abbiamo detto finora può sembrare un’utopia. Ma la fede cristiana può veramente smuovere le montagne. Ci sono moltissimi esempi di persone che, nella loro vita, hanno combattuto la depressione e l’hanno vinta grazie alla fede e alla fiducia nella vita. Vorrei narrarvene uno. È la testimonianza eroica del Dr. Tagachi Nagai, un medico che lavorava nel dipartimento di radiologia di Nagasaki quando la bomba atomica cadde sulla città il 9 agosto 1945. La bomba bruciò 500 metri sopra la città, in pochi secondi creò fuochi di 3.000 gradi centigradi, causando danni immensi alle vite umane e alle cose, i cui effetti sono visibili ancor’oggi: rimasero uccise 74.000 persone e ferite 75.000. Il Dr. Nagai soffriva di leucemia cronica e gli erano stati diagnosticati tre anni di vita; la bomba aggravò soltanto le sue condizioni sanitarie. Nell’esplosione perse la moglie. Aveva quindi sufficienti ragioni per essere depresso. Pur tuttavia, non lo era. Alcuni mesi prima era diventato cattolico. La sua nuova fede nel Signore Risorto e Salvatore, alla cui presenza nella Santa Eucaristia egli credeva fermamente, lo spinse a superare le proprie perdite personali. Uno degli edifici distrutti era la cattedrale di Nagasaki, che prima si ergeva come simbolo di fede e orgoglio degli abitanti di quella città. Il Dr. Nagai pensò: se potessimo trovare la campana della cattedrale, ciò darebbe alla gente un immenso coraggio per superare la depressione e per ricominciare tutti assieme. Egli riunì così i suoi concittadini e frugarono giorno e notte tra le macerie dei bombardamenti finché trovarono la campana. Quando questa fu installata sulla cima della vicina collina la notte di Natale, il Dr. Nagai si rivolse alla moltitudine lì riunita e parlò con un tale entusiasmo e una tale convinzione della risurrezione gloriosa di Gesù Cristo e della Sua vittoria sul peccato e sulla morte, che impresse in tutti i presenti la necessità di sperare e lavorare per un futuro migliore. Benché la sua salute stesse lentamente venendo meno, egli usò tutte le sue capacità – di medico, poeta e patriota – per incoraggiare i suoi concittadini fino alla fine. Racchiuse i suoi nobili pensieri in un libro dal titolo The Bells of Nagasaki, e morì alla giovane età di 41 anni, cinque anni dopo il fatale bombardamento atomico su Nagasaki. Le fondamenta della nuova Nagasaki furono gettate dal Dr. Nagai, grazie alla sua eroica fede cristiana e alla sua fiducia nella vita. Egli non soccombette alla depressione, ma aiutò gli altri a risollevarsi dalla loro.

4.  Osservazioni pastorali

Come premessa, credo sia opportuno riassumere ciò che ci dicono gli esperti nel campo della depressione. Essi affermano che la depressione è una malattia delle emozioni e la sua classificazione come malattia mentale non la rende meno reale o penosa. Si tratta di un disturbo caratterizzato da vari gradi di fluttuazione dell’umore, cioè tristezza, disappunto, solitudine, disperazione, dubbio e colpevolezza. Questi sentimenti possono essere molto intensi e durare per un lungo periodo di tempo. Le attività quotidiane possono diventare più difficili, ma l’individuo può essere ancora in grado di fronteggiarle. È a questo livello, tuttavia, che il sentimento di disperazione può diventare tanto intenso che il suicidio può essere visto da alcuni di loro come l’unica soluzione possibile. Una persona che attraversa una depressione grave può anche provare un desiderio di completo allontanamento dalla routine quotidiana e/o dal mondo esterno. Gli esperti, infatti, ci dicono che le persone depresse vivono in un mondo chiuso e pensano che nessuno le possa aiutare. A volte, perfino Dio è allontanato dalle loro vite. E – come dice il proverbio – “quando escludi Dio dalla tua vita, tu ci rinchiudi te stesso, nella prigione della tua palude emotiva”.  Inoltre, per una persona depressa, tornare ad uno stato mentale ed emotivo equilibrato non è un processo rapido, e può essere molto doloroso. Possono esserci fardelli irrisolti di pene sofferte, atteggiamenti sbagliati, informazioni non corrette, e così via. Ciò può rallentare il processo di ripresa. D’altro lato, la depressione non è qualcosa di cui vergognarsi, e non è un segno di debolezza. È un disturbo comune e chiunque, anche chi ha un carattere forte, può dover affrontare situazioni che potrebbero portare alla depressione. Perfino gli psicologi, gli psichiatri, e gli operatori pastorali quali vescovi, sacerdoti, religiosi e laici competenti che consigliano gli altri, possono cadere preda della depressione, che è curabile, sia con i medicinali, che con la terapia o il counselling. La preghiera continua dei parenti e degli amici per e con i depressi faciliterà il processo di guarigione. Non bisogna, però, sentirsi colpevoli per il fatto di essere depressi. I fallimenti del passato possono diventare un forte fondamento su cui ricostruire un futuro luminoso. Prendiamo, ad esempio, Sant’Agostino. Nella sua autobiografia, egli narra come, da giovane pagano, avesse condotto una vita di errori intellettuali, debolezza morale e vuoto spirituale, che lo avevano fatto scivolare in una profonda depressione, ma – con l’aiuto di Dio – egli si risollevò per diventare un fervente cristiano. Oggi è acclamato come grande Dottore della Chiesa.

Come regola generale, quindi, gli operatori pastorali che hanno a che fare con le persone depresse dovrebbero avere una particolare sensibilità nei confronti dei loro sentimenti ed essere fermamente convinti che, per quanto il caso possa essere difficile, essi possono portare loro sollievo. Questo ottimismo è il primo requisito di quanti sono chiamati ad assistere chi è depresso. Gli operatori pastorali devono essere persone di profonda fede e speranza. Permettetemi di menzionare alcuni campi che devono generalmente suscitare il loro interesse.

1. Importanza del perdono. Una persona può cadere in grave depressione perché è piena di risentimenti e di sentimenti feriti, e ritiene difficile, se non impossibile, perdonare coloro che l’hanno ferita. Per poter riportare tale persona alla normalità, occorre guidarla a perdonare chi è stato all’origine di queste ferite. Le persone depresse spesso si chiudono nell’autocommiserazione e nell’autogiustificazione, si leccano le ferite, per così dire. Esse devono essere aiutate a superare questa difficoltà. L’esempio di Cristo sulla croce che perdona coloro che lo avevano ingiustamente torturato e crocifisso può essere un invito vigoroso e un’ispirazione a fare altrettanto.

Dobbiamo stare attenti ad un perdono dato con la bocca ma non con il cuore. Tutti conoscono la storia di Coreen ten Boom, una signora tedesca che aveva perso i genitori, parenti ed amici per mano del nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, solo perché erano ebrei. Lei e la sorella furono portate da un campo di concentramento all’altro. Fu solo grazie alla provvidenza di Dio che fu liberata dal campo di Ravensbruch, una settimana dopo che lì vi era morta sua sorella. Come cristiana, ella si rese conto che doveva perdonare coloro che avevano recato danno ai suoi cari. Sentì una profonda pace quando compì l’atto di perdono. Allora, viaggiò per il mondo portando il suo messaggio d’amore e di perdono come Nostro Signore ci ha insegnato: “Ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”21.  Un giorno in Germania si incontrò faccia a faccia con una persona che aveva tanto maltrattato lei e sua sorella nel campo di concentramento. La guardia di Ravensbruck le stese la mano chiedendole perdono e riconciliazione. All’improvviso, tutte le amare sofferenze e i traumi subiti le tornarono alla mente come un flash,  e si sentì completamente paralizzata. Ma dopo pochi minuti – come ci racconta nel libro Tramp for the Lord – fu sopraffatta dalla grazia di Dio e poté quindi abbracciare il suo ex persecutore nazista. Fu allora che perdonò completamente, e provò la pace di Dio che non la lasciò mai più.

2. Giuste priorità. Una persona può essere caduta in depressione per priorità false o errate, quando – ad esempio – la propria carriera professionale ha preso la precedenza sul benessere della propria famiglia o quando le attività mondane eclissano la propria ricerca personale di santità. Delle priorità non equilibrate possono essere spesso causa di continua frizione e depressione e devono quindi essere impostate correttamente prima che la guarigione possa aver luogo.

Alcuni anni fa mi fece visita una coppia depressa, sposata da quindici anni: la donna fu coinvolta per due volte in adulterio e il marito, benché di natura atta a perdonare, era sotto pressione da parte della famiglia che non voleva che la riprendesse: ci fu uno scontro di fedeltà (verso la moglie e verso la famiglia) e mesi di sessione con degli psichiatri non risultarono di nessun aiuto. Tanto il marito quanto la moglie erano terribilmente confusi e avevano presentato separatamente istanza di divorzio. Li incontrai a quel momento. Prima parlai separatamente a ciascuno di loro, e quindi insieme: la donna fu portata a rinnovare la sua richiesta di perdono e il marito a perdonare e ad accettare la priorità del suo impegno matrimoniale al di sopra dei legami familiari. Entrambi ricevettero il Sacramento della Riconciliazione. Essendosi sbarazzati del loro bagaglio di ricordi spiacevoli, la mattina seguente essi rinnovarono i loro voti matrimoniali durante la Santa Messa e vissero da allora felici. La depressione si era trasformata in gioia infinita.

3. Pensiero della morte. Alcune persone cadono in depressione per il pensiero della morte: la loro o quella dei loro cari o dei loro amici. La fede cristiana e la speranza li aiuterà a guardare al di là delle barriere della morte all’assicurazione della risurrezione dei corpi. Gesù ci ha dato un’anticipazione della sua potenza divina con la risurrezione della figlia di Giairo22 e dell’unico figlio di una vedova23, quando riportò in vita Lazzaro dopo che era morto da quattro giorni24, e quando Egli stesso risuscitò il terzo giorno dalla morte in croce. Gesù è un Dio a cui nulla è impossibile, e che ha promesso di risuscitare i nostri corpi mortali l’ultimo giorno. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi e  non ci sarà più la morte”.

Il Venerdì Santo è un preludio alla Domenica di Pasqua. Gesù lo ha insegnato mentre camminava con i suoi discepoli verso Emmaus25. La pastorale delle persone depresse dovrebbe quindi mettere in luce il valore della croce di Gesù Cristo e del significato cristiano della sofferenza. Non può esserci Domenica di Pasqua senza che prima l’abbia preceduta il Venerdì Santo. Spesso, i benefici spirituali subentrano alla depressione, e raramente avviene il contrario. Una donna della Corea del Sud, Julia K., ha fatto un meraviglioso viaggio dalla depressione alla pienezza di vita. Buddista di nascita, sposata con due figli, era sempre ammalata e spesso doveva essere ricoverata in ospedale dove ogni volta le dicevano di tornare a casa perché non c’era nulla che i dottori potessero fare. Il suo credo religioso nel karma (successione di rinascite) la resero dura, perché non era a conoscenza di nessun comportamento sbagliato nelle vite precedenti che avrebbe potuto giustificare una salute così cattiva in quella presente. Divenne profondamente depressa e cercò di suicidarsi due volte. Una sera lasciò la propria casa determinata a porre termine alla propria vita. Era il suo terzo tentativo di suicidio. I suoi occhi pieni di lacrime, notarono una luce che proveniva da un edificio vicino. Era una chiesa. Vi entrò, si sedette su di un banco e cominciò a sudare profusamente. Il sacerdote la notò e le chiese quale fosse il suo problema. Quando ella gli spiegò la situazione e la sua pena per il fatto di soffrire senza alcuna ragione, il sacerdote le indicò un grande Crocifisso e disse: “Sa, signora, la sofferenza innocente è utile a Dio per aiutare gli altri a diventare buoni”. Questa semplice frase allargò gli orizzonti del dolore e dell’angoscia nella mente della donna. Divenne una fervente cristiana, e la sua nuova fede e fiducia in Dio la portarono a dedicare la propria vita alla carità. Ella compì un tale progresso nella sua vita spirituale che cominciò a ricevere molti doni spirituali e manifestazioni mistiche. Le lacrime amare della depressione si erano trasformate in lacrime di gioia.

Notte buia dell’anima. È giusto dire qui una parola sulla possibilità, in alcuni casi, di un significato mistico della depressione. Mi riferisco alla “notte buia dell’anima”, provata da molti mistici: San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila, Santa Bernadette, ed altri. Anche la beata Madre Teresa di Calcutta viveva sotto una continua esperienza mistica che ella chiamava “il buio”. Fu solo dopo la sua morte che questo aspetto eroico della sua vita fu rivelato. Nascosta ad ogni occhio, anche a quelli a lei più vicini, la sua vita interiore fu segnata dall’esperienza di un sentimento profondo, doloroso e infinito di essere separata da Dio, perfino respinta da Lui, assieme ad un desiderio sempre più forte del Suo amore. Questa “notte dolorosa” della sua anima iniziò nel tempo in cui cominciò il suo lavoro per i poveri e continuò fino alla fine della sua vita, portando Madre Teresa ad una unione ancor più profonda con Dio.  Fu quasi come se l’“ho sete” di Gesù, che ella aveva sperimentato durante il viaggio ispiratore da Calcutta a Darjeeling nel 1946, fosse accompagnato per tutta la sua vita dal “Mio Dio, mio Dio, perché mi ha abbandonato?” dello stesso Gesù. Attraverso quel buio ella fu elevata agli onori della santità, partecipò misticamente alla sete di Gesù sulla Croce, nel Suo desiderio doloroso e bruciante d’amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri. E ancora, si occupò umilmente e coraggiosamente delle sue attività normali in favore dei più poveri dei poveri, incontrando papi e re, governanti e gente del popolo, e ricevendo innumerevoli riconoscimenti, compreso il prestigioso Premio Nobel nel 1979.

6. Meditazione cristiana. C’è poi un altro importante sviluppo riguardo la terapia spirituale per la depressione. Gli abitanti di tutto il mondo cercano di ottenere la pace della mente con pratiche quali yoga, vypassana, zen e meditazione trascendentale e anche ricorrendo alla superstizione, o alle pratiche New Age diffuse dal fengshui, vaatsu, reiki, etc. Tutto ciò sono semplici palliativi a paragone di ciò che la Chiesa può offrire. Infatti, la Chiesa cattolica ha le sue pratiche ben sperimentate che possono aiutare a risolvere casi di depressione o a prevenirli. Sto parlando della meditazione cristiana che porta la gente ad una profonda unione personale con il Dio Trinitario, in contrasto con le summenzionate pratiche non cristiane che parlano di unione con un essere o una forza sconosciuta e impersonale. Purtroppo, nello stile agitato di vita di oggi, la dimensione meditativa e contemplativa della nostra identità cristiania è assente. Ai cristiani bisogna insegnare l’arte della meditazione cristiana affinché sappiano fronteggiare gli alti e bassi della vita quotidiana e affrontare la sfida “di essere nel mondo ma non del mondo”.

Questa  meditazione – o ciò che i primi cristiani chiamavano preghiera pura – è cristocentrica. Si centra, cioè, sulla preghiera di Cristo che scaturisce continuamente dallo Spirito Santo nel profondo di ogni essere umano. Più profondo di ogni idea di Dio è Dio stesso. Più profondo dell’immaginazione è la realtà di Dio. In questa preghiera pura noi lasciamo dietro di noi ogni pensiero, parola, immagine, al fine di fissare le nostre menti sul Regno di Dio prima di ogni altro, lasciamo dietro di noi il nostro egoismo per morire e risorgere nel vero ‘io’ in Cristo. La meditazione non esclude altri tipi di preghiera e approfondisce realmente la nostra venerazione per i Sacramenti e la lettura delle Scritture26.

Gli operatori pastorali potrebbero usare la meditazione cristiana con maggiore successo sia come terapia preventiva sia come terapia curativa per i casi di depressione.

Conclusione

Nostro Signore Gesù Cristo ha descritto il ruolo che la fede cristiana e la fiducia nella vita possono svolgere in una persona nella parabola della casa costruita sulla roccia, in contrasto con quella costruita sulla sabbia. La casa costruita sulla roccia, dice Gesù, può resistere alle piogge, alle alluvioni, ai venti – e, possiamo aggiungere, anche ai terremoti – mentre quella costruita sulla sabbia crolla alla più lieve sollecitazione27. Come antidoto alla depressione in alcuni e come cura in altri, questa parabola sottolinea l’importanza del dare alle nostre vite spirituali una fede salda e un forte fondamento di speranza. San Paolo parla di una “speranza che non delude” e fa eco all’insegnamento di Gesù della casa costruita sulla roccia: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?... Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”28. Una tale fede e fiducia in Dio fa cantare al salmista: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla... Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”29.

L’immagine della roccia della fede e della speranza come antidoto alla depressione può essere applicata non solo ai singoli individui, ma anche all’intera società, alla gente, a un continente. È significativo che il nostro Santo Padre abbia preso la “speranza” come tema principale della sua Esortazione Apostolica Ecclesia in Europa dopo la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi. In quel documento il Papa magistralmente analizza l’attuale situazione europea. Egli dice: “Si tratta di proclamare questo annuncio di speranza a un’Europa che sembra averla smarrita”30. Oggi l’Europa è un continente di luci e ombre: malgrado – o, forse, a causa di – l’abbondanza del benessere, l’immensità del sapere e le spettacolari invenzioni e realizzazioni, è schiacciata... da ideologie ateistiche e da proposte allettanti che esaltano le culture anti-Dio, compresa la cultura della morte, tentando di costruire la città degli uomini a prescindere da Dio o contro di lui, e portando la gente verso l’autodistruzione, la depressione e la disperazione. Mai prima nella storia dell’umanità c’è stata una tale proliferazione di veggenti e di maghi, di psichiatri e ciarlatani, di teorie e guaritori esoterici.  La percentuale dei suicidi è in aumento, più nei paesi ricchi che in quelli in via di sviluppo”. Oggi l’Europa, dice il Papa, si trova di fronte a “un accresciuto bisogno di speranza, così da poter dare senso alla vita e alla storia e camminare insieme”31 e “anche se non se ne vedono ancora gli effetti, la vittoria del Cristo è già avvenuta ed è definitiva.... grazie alla fede nel Risorto, presente ed operante nella storia”32.  Ciò che il Santo Padre dice dell’Europa può essere facilmente applicato alle cosiddette nazioni industrializzate del mondo ed essere un’allerta ai Paesi in via di sviluppo che spesso cercano di mimare quelli ricchi e cadono preda dei potenti andamenti mondiali della globalizzazione.

La pastorale per le persone depresse oggi è un “must”: deve entrare in ogni casa, parrocchia, comunità, diocesi e nella società in generale. Non è un apostolato passivo, aiutare semplicemente la gente ad accettare la loro condizione dolorosa con rassegnazione, ma richiede un atteggiamento attivo che aiuti la gente ad uscire dalle loro catene di negatività e a respirare la libertà dei figli di Dio. Essa richiede che gli operatori pastorali siano ascoltatori pazienti e compassionevoli, e che perseverino con amore nella loro determinazione di aiutare un fratello o una sorella depressa ad uscire dal tunnel della solitudine. Molto dipenderà dalla forza spirituale e morale degli operatori pastorali, e dalla loro capacità di infondere speranza e fiducia nella persona che assistono. Solo allora saranno in grado di discernere le cause dei problemi che assillano la persona depressa ed aiutare a risolverli con le risorse spirituali che abbiamo menzionato prima, naturalmente in tandem con altri trattamenti disponibili, quali medicine, terapia, counselling, e sostegno morale. La terapia spirituale deve andare mano per mano con altri trattamenti. Il salmista dice: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”33. Lo stesso vale quando si deve ricostruire la casa della fiducia di una persona depressa, le cui fondamenta si sono spezzate e il cui edificio è crollato. Ma questa casa deve essere costruita sulla roccia della fede cristiana e della fiducia nella vita. Più forte sarà la roccia, più facile sarà per l’operatore pastorale accompagnare la persona depressa dal “maledire il buio” all’“accendere una candela” di speranza,  e più candele saranno accese, più veloce sarà la ripresa dal caos emotivo ad una vita veramente degna di essere vissuta.

S.Em.za Card. Ivan Dias
Arcivescovo di Bombay
India

 

Note

1 Gen 12:1-21:7.

2 Gen 30:22-49:33.

3 Es 3:1-14:30.

4 Tob 1:3-14:15.

5 Gb 1:1-42:16.

6 e.g. Sal 20, 23, 27, 40, 42, 103, 121, 130.  

7 e.g. Sal 6, 10, 13, 22, 28, 31,43, 51, 57, 69, 70, 86, 88, 130, 140, 143.

8 cf. Mt 26:6-13; Mc 14:3-9; Lc 7:36-50.

9 Gv 4:5-26.

10 Lc 19:2-10.

11 Gv 8:1-11.

12 Mt 14:28-32.

13 Sal 34:5.

14 Mt 27:3-5; Gv 21:15-17.

15 Lc 24:13-35.

16 Fil 4:4-9.

17 1 Sam 31:1-12.

18 Mt 27:3-5.

19 Is 61:1-2.

20 Mt 11:28.

21 Mt 6:15.

22 Lc 8:41-56.

23 Lc 7:11-17.

24 Gv 11: 1-44.

25 Lc 24:13-35.

26 Fr. Laurence Freeman, direttore spirituale  della “Worldwide Community of Christian Meditators”.

27 Mt 7:24-27.

28 Rm 8:35-39.

29 Sal 23:1,4.

30 Ecclesia in Europa, 2.

31 ibid, 4.

32 ibid, 5.

33 Sal 127:1.