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La Pastorale della Salute

Nell’Esortazione apostolica postsinodale "Una speranza nuova per il Libano"

Al termine dell’Esortazione apostolica Una speranza nuova per il Libano, Giovanni Paolo II invita la Segreteria di Stato e i vari Dicasteri della Curia Romanaa porsi al servizio della Chiesa in Libano (n. 124). Il nostro Dicastero, il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, coglie l’occasione per rispondere all’appello del Santo Padre e cooperare secondo le proprie possibilità al bene della Chiesa pellegrina in quel paese.

Si tratta di una Chiesa che ultimamente ha molto sofferto a causa di una guerra spietata che ha lasciato in essa cicatrici evidenti, e che ancora si trova in zone ad alto rischio in pieno conflitto.

Il tema della sofferenza e della salute, del malato e dell’operatore sanitario non potevano mancare in questa Esortazione, trovandoci di fronte alla sua lacerante realtà.

La Chiesa e il Regno di Dio consistono nella divinizzazione dell’uomo, ci dice l’Esortazione apostolica seguendo la profonda teologia della Chiesa in Oriente; e il cammino per accedervi è quello di Cristo sofferente, per giungere alla massima comunione che è l’essenza della Chiesa che scaturisce dal profondo della comunione trinitaria.

Analizzando ciò che riguarda direttamente la missione del nostro Dicastero, e cioè la pastorale sanitaria, troviamo nell’Esortazione alcuni riferimenti espliciti che, di seguito, consideriamo.

1. La sofferenza e il dolore

È il realismo della vita nei conflitti, il bene e il male si intrecciano e questa presenza del male ci intristisce e causa dolore, il dolore di arrecare dannoad altri esseri umani.

Una delle idee di maggior rilievo presenti nell’Esortazione è quella della Chiesa come comunione; il male del conflitto e della divisione è; il male dal quale bisogna sempre fuggire come dall’elemento che maggiormente distrugge questa comunione. È un dolore che bisogna evitare e combattere seguendo obbedientemente "la legge di Cristo (Ga 6, 2), quella delle Beatitudini e della carità che non conosce limiti".

2. La visita ai malati

Ovunque si sta cercando di abbreviare il periodo di permanenza nei centri sanitari, negli ospedali, nelle cliniche, ecc. e di prestare gran parte delle cure sanitarie presso il domicilio dei malati. Inoltre molti malati, a causa dell’impossibilità di accedere al centro sanitario, ricevono a casa propria le cure secondo i mezzi di cui dispongono.

Tutto questo richiede una pratica pastorale sanitaria sempre più collegata alla parrocchia e al parroco; l’aiuto, l’accompagnamento, i sacramenti, dovranno essere prestati secondo questa linea più nella casa dei malati che nelle istituzioni sanitarie. Per questo il Papa ricorda ai parroci i loro obblighi a questo riguardo. Verso di essi dovrebbe anche essere diretto il volontariato che, insieme al parroco e all’interno della pastorale parrocchiale, dovrà impegnarsi nella cura dei malati.

3. L’organizzazione delle cure sanitarie

Si dice come la guerra faccia sentire i suoi effetti nel campo della salute e come sia necessaria una solidarietà di modo che "ogni persona possa beneficiare degli aiuti e dell’assistenza medica necessaria, indipendentemente dalle proprie risorse". La Chiesa deve riflettere su ciò che è possibile realizzare in questo campo. Ciò comporta un’azione pastorale che accompagni i malati bisognosi nella loro malattia.

La Chiesa deve realizzare uno studio profondo e serio circa l’organizzazione dei servizi sanitari e le sue istituzioni per farne luoghi di testimonianza sempre più grande dell’amore verso gli uomini. Per questo deve rendere le istituzioni di cura accessibili ai meno abbienti. È un’azione che riguarda tutti e che dovrà essere coordinata fra i Patriarcati, associandovi tutti i responsabili delle istituzioni cattoliche, religiosi, religiose e laici (n. 103).

Il Papa propone qui per il Libano un’azione di grande vigore che esige una pianificazione di quanto è possible realizzare, dove il soggetto sia tutta la Chiesa e il destinatario tutti i malati, in particolar modo i più poveri e bisognosi. Un’azione che esige organizzazione, studio, un’azione unificatrice ed efficace. Un’azione urgente, poiché si tratta di eliminare gli ultimi residui della guerra. È una pastorale di comunione perché la Chiesa si faccia credibile prendendosi cura dei suoi membri più bisognosi, i malati. Si tratta dell’altro aspetto dell’azione stessa di Cristo che cura imalati e annuncia il Vangelo. Ci troviamo di fronte alle esigenze più profonde del servizio sociale ecclesiale che ha la sua opzione preferenziale per i più poveri e bisognosi.

Il rinnovamento della Chiesa passa per i suoi sentieri di comunione accompagnando i malati e stimolando la cura della salute, che non riguarda aspetti soltanto fisici, come l’angoscia e il dolore, ma anche aspetti mentali, socialie spirituali. Si tratta di tornare all’armonia della comunione attraverso il cammino pasquale della morte e Resurrezione in Cristo, per poter riprodurre così l’armonia originaria della Santissima Trinità nell’uomo.

+ Javier Cardinale Lozano Barragán
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute.

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